Il significato della progettazione del sistema ottico varia a seconda di chi lo chieda. Secondo me, si tratta più di un processo continuo che di un’unica attività. Un processo è qualcosa che si esegue continuamente, utilizzando i feedback per perfezionare e migliorare ogni fase di sviluppo. D’altra parte, un’attività si concentra sullo sviluppo di un sistema o di un modulo specifico per soddisfare specifiche esigenze.
Quando trattiamo il processo di progettazione come una serie di attività isolate, perdiamo i benefici dell’apprendimento continuo. Uno dei principali vantaggi dell’approccio basato su processi è la possibilità di sviluppare le nostre capacità di previsione delle prestazioni dei nostri progetti.

Per raggiungere questo obiettivo, non possiamo affidarci esclusivamente alla misurazione dei parametri direttamente correlati alle esigenze del cliente, trascurando al contempo le prestazioni ottiche dei sottosistemi ottici. In molti casi, il sistema ottico è solo una componente di un’unità più grande. Se l’unità funziona correttamente anche solo una volta, spesso arriviamo alla conclusione che tutte le sue parti funzionano bene. Tuttavia, secondo la mia esperienza, questa supposizione è spesso errata. Sistemi complessi possono nascondere componenti non performanti. Il fatto che un’unità funzioni non significa che tutte le sue parti funzionino come previsto.
C’è una differenza fondamentale tra la progettazione del sistema ottico e ciò che spesso viene confuso con essa: la progettazione dell’obiettivo. La progettazione dell’obiettivo inizia con specifiche esigenze come dimensioni, tipo di imaging, gamma di lunghezze d’onda, angoli di campo, dimensioni dell’immagine e qualità ottica. In contrasto, la progettazione del sistema implica determinare quali debbano essere questi parametri. Una volta stabiliti questi parametri, un esperto di ray-tracing, utilizzando software come Zemax/OpticStudio o Code V, può ottenere risultati eccellenti. Senza questa base, tutto diventa una pura supposizione o un tentativo disperato.
Per esempio, come possiamo sapere quanto di queste caratteristiche, come l’aberrazione sferica, la curvatura del campo o la distorsione, sia accettabile per soddisfare le esigenze dei clienti? Esistono requisiti di coerenza, sia spaziali che longitudinali?
Andiamo più in profondità nella matematica. Come descrivere le prestazioni ottiche di un sistema di imaging? È opportuno utilizzare i polinomi di Zernike? Molti sostengono che per gli occhi a pupilla circolare il set di Zernike sia l’ideale. Per i telescopi, i proiettori o gli obiettivi delle fotocamere, questo è assolutamente vero. Tuttavia, se i requisiti di prestazioni non sono direttamente legati alla varianza del fronte ondale, il set di Zernike potrebbe non essere la soluzione migliore – anche se spesso è preferito o molto apprezzato. Determinare l’approccio giusto è responsabilità del progettista del sistema ottico.